Si può camminare contro tutte le incertezze

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“Chi rimane in Me ed io in lui
porta molto frutto, perché senza di me
non potete far nulla”. (Gv 15, 5)

Ripensando ai 28 anni vissuti insieme non possiamo non ritornare al brano di Vangelo scelto per la messa del matrimonio. Un vero e proprio programma di vita, una indicazione di metodo che ha segnato il nostro cammino di questi anni. Abbiamo iniziato la nostra avventura con la certezza di essere accompagnati dalla Presenza del Signore in tutti i momenti della nostra vita e con la disponibilità a lasciarci educare nell’appartenenza ad una realtà più grande della nostra famiglia, un vero e proprio piccolo popolo cristiano irriducibile alla visione ridotta dell’uomo come era concepito dalla cultura allora ed oggi dominante. Il Signore ha ben presto arricchito la nostra vita con il dono di due figlie alle quali abbiamo desiderato da subito comunicare la novità di vita che l’incontro con Cristo, attraverso il carisma di don Giussani, aveva fatto fiorire in noi. Questo è avvenuto innanzitutto, prima di qualsiasi nostro sforzo educativo rivolto direttamente a loro, attraverso il loro guardare a noi. Ci vedevano vivere la nostra esperienza cristiana con altri amici e famiglie e ci chiedevano sempre con curiosità quando uscivamo di casa: “Dove andate questa sera? Cosa fate? Perché ci andate?”.
Era molto frequente che noi ci incontrassimo a mangiare insieme con altre famiglie o che altre famiglie con i loro bambini venissero a casa nostra. Credo di poter dire che le mie figlie abbiano respirato il clima di una comunione vissuta tra noi due e condivisa con altre famiglie con le quali eravamo accomunati dalla stessa identità cristiana. Venivano da subito coinvolte dentro la vita di quel piccolo popolo cristiano nel quale era ben viva la Presenza di Colui che era il fondamento della nostra vita e della nostra unione. Era il primo emergere di una bellezza che ci siamo impegnati a far incontrare alle nostre figlie anche attraverso le molteplici espressioni dell’arte cristiana di cui è ricco il nostro paese. Nelle nostre vacanze non è mai mancata la visita a luoghi in cui la bellezza delle realizzazioni (architettoniche, pittoriche o scultoree) è segno evidente del frutto portato da chi prima di noi nei secoli passati ha creduto a quella promessa di Cristo ricordata all’inizio.
L’impegno nelle scuole, dapprima la materna parrocchiale, poi negli altri livelli sia in quella statale che nella paritaria, è stato determinato dalla necessità di trovare degli interlocutori che insieme con noi sostenessero, pur nella diversità dei ruoli, la nostra preoccupazione di comunicare l’attrattiva , la verità e la bellezza della vita quando scopre Cristo e desidera “rimanere in Lui”.
Questo nostro impegno è stato occasione di rapporto e amicizia con molte altre famiglie che percepivano l’importanza di vivere la responsabilità educativa verso i propri figli. In qualche caso questa nostra presenza ha dovuto fare i conti anche con l’ostilità di chi nella scuola statale cercava allora, ma accade anche oggi, di impedire l’espressione esplicita di una presenza cristiana giustificandosi in nome di un malinteso senso di rispetto e non discriminazione verso chi ha visioni religiose o ideologiche diverse. Ripensando a questi anni ciò che sentiamo è un immenso senso di gratitudine perché attraverso tutte le prove il Signore ci ha accompagnato e ci accompagna verso la nostra maturità ricolmandoci continuamente di grazie per sfidare il nostro scetticismo risorgente dopo tutto quello che pure abbiamo visto e udito. In particolare abbiamo visto avvenire anche alle nostre figlie quell’incontro con Cristo che per noi è incominciato la prima volta 40 anni fa. Siamo sorpresi da come loro riconoscono il rapporto con Lui come essenziale e irrinunciabile.
La loro radicalità nel vivere è un richiamo per noi e diventa una provocazione perché noi aderiamo senza riserve al cammino che il Signore sta segnando per la nostra maturazione. Siamo positivamente sorpresi che la nostra figlia più grande che ha ora 25 anni abbia deciso di sposarsi anche se la situazione lavorativa presenta aspetti di precarietà. Vediamo viva in lei, e nel suo promesso sposo, la certezza che il fondamento su cui è impostata la loro unità non è per nulla precario e può far camminare anche dentro tutte le incertezze dell’oggi.

Mauro e Anna

 

Testimonianza tratta dal libro: “La strada del bell’Amore”, Mimep Docete, 2015

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