Identità sessuale

I bimbi, durante i primi anni di vita, devono decidere se sono maschietto o femminuccia; essi devono intraprendere questo incredibile lavoro, un lavoro molto pesante, quale è appunto l’identificazione sessuale.

Per un neonato è davvero indifferente se è maschietto o femminuccia. In quel primo periodo della sua esistenza, questo problema per lui/lei non esiste per nulla. A volte succede che dopo il bagnetto, un bimbo piccolo gioca con i propri genitali, ed allora i suoi familiari spaventati urlano: “Che sporcaccione!”. Ma non è uno sporcaccione: egli sta conoscendo il proprio corpo, il proprio organismo, è normale.

E che sia un orecchio, un occhio, un piede o i genitali, non ha significato per lui, e non ha significato dal punto di vista sessuale. Per il bimbo non c’è legame con la sessualità. Poi il bambino osserva il mondo e scopre che il mondo è sessuale. E deve trovare il proprio posto in tutto ciò. E deve decidere se è maschietto o femminuccia. Il bimbo deve compiere un incredibile lavoro, un lavoro molto pesante, che è l’identificazione sessuale. Deve scoprire la propria identità sessuale. E ad un certo momento questo processo di identificazione sessuale dovrebbe concludersi: il bimbo dovrebbe giungere a sapere di essere un maschietto o una femminuccia. E dovrebbe accettare questo fatto.

Ovviamente esistono varie teorie. Alcuni ritengono che la persona si sviluppa non in modo continuativo, ma piuttosto per mezzo di salti, e che tali salti avvengono ogni 7 anni, mentre a volte si dice che accadono ogni 6 anni. Questa è una teoria psicologica, forse vera. Quindi, intorno al quinto, sesto o settimo anno di vita, il processo di identificazione sessuale del bimbo dovrebbe concludersi. E tutto ciò dunque prima che vada a scuola. La questione non è facile. Quali possono essere i problemi in relazione all’identificazione sessuale?

 

L’IDENTIFICAZIONE NEGATIVA

Il primo problema, che per fortuna avviene molto raramente, è l’identificazione opposta. Significa che la bambina inizia ad identificarsi con il sesso maschile, ed il bambino con quello femminile. Spesso il problema principale non è l’identificazione sessuale, ma le difficoltà della persona inerenti alla propria identità umana, ossia riguardanti tutto il modo di essere individuo. Chi è infelice come persona, poiché ha legami miseri e possiede valori miseri, costui crederà a tutto, per esempio quando gli diranno che per essere felici è necessario drogarsi oppure cambiare sesso. Un nuovo problema è l’utilizzo degli anticoncezionali, perché esso davvero conduce direttamente alla nascita di bimbi aventi una identità sessuale non chiara, anche dal punto di vista fisiologico!

 

LA MANCANZA DI ACCETTAZIONE DEL PROPRIO SESSO

Il secondo problema consiste nel fatto che in verità il bimbo compie una identificazione sessuale, ossia scopre di essere maschietto o femminuccia, ma non vuole accettare questo fatto.

 

LA MANCANZA DI IDENTIFICAZIONE

Il terzo problema consiste nel fatto che il bimbo non vuole assolutamente compiere una tale identificazione. Non sceglie, ed in generale rifiuta questa tematica dal proprio sviluppo.

 

COME CAVARSELA CON QUESTI PROBLEMI?

Penso che in ognuno di questi tre casi bisogna rivolgersi ad un esperto. Ma per l’amor del Cielo non affermate: “Vieni, figlioletto-pervertito, andiamo dal medico”. Assolutamente non bisogna dire alcunché di tutto ciò. Nulla di ciò può aver luogo nell’esistenza del questo bimbo. Queste sono situazioni normali durante il processo dello sviluppo, e possono accadere. Quindi lasciamo in pace il bimbo e rechiamoci da soli dall’esperto, al quale chiederemo come possiamo aiutare il nostro figlioletto.

Ovviamente i medici sono diversi l’uno dall’altro. Ho già visto varie idee degli specialisti a proposito della cura di questa problematica. Per esempio ero in contatto con un ragazzino che era curato dall’esperto per mezzo della masturbazione. Quindi a volte possiamo sentire dagli specialisti teorie proprio pazze. Allora come gestirsi? Il principio è semplice. Se ciò che lo psicologo afferma è abbastanza in accordo con il sano buon senso, si può riconoscere le sue parole come un buon consiglio. A volte davvero vale la pena basarsi sul semplice buon senso. In questo caso potremo educare i nostri figli in modo abbastanza sicuro. Quindi, in tali casi estremi, l’aiuto esterno è necessario. Esistono i centri specializzati di psicologi sia regionali che familiari, spesso presso le Parrocchie. Possiamo usufruirne.

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