I genitori come amici

Ci sono i genitori che non solo vorrebbero essere amici dei propri figli, ma addirittura i loro compagni di giochi. Costoro sono felici se i figli affermano: “I miei vecchi sono OK”.
È giusta questa logica?

In apparenza tutti sembrano contenti di questa situazione, ma è poi vero? Gli adolescenti a volte sono imbarazzati a vedere i genitori comportarsi come loro, gli sembra fuori posto una madre quarantenne che si veste come una teenager. I figli, anche se non sono pienamente in grado di spiegarlo, esigono dai genitori un comportamento da adulti. Perché le loro aspettative nei confronti dei genitori sono diverse da quelle che hanno verso un compagno di classe.

Con un compagno si parla di tutto, mentre se un genitore vuole far partecipe il bambino di tutte le sue questioni, lo appesantisce, lo fa diventare adulto troppo presto. In questo caso il bambino si trova a dover gestire le problematiche che sono complesse e difficili per la sua età. Ovviamente ciò non significa che ai figli non si deve riferire ciò che succede in casa, è necessario farlo, ma a giuste dosi e considerando la loro capacità di capire ed assimilare la realtà dei fatti. Non conoscere tutte le difficoltà degli adulti permette ai bambini di gustare la loro tenera età, li rende spensierati, liberi.

Un compagno raramente è esigente, un genitore che vuole essere il compagno del proprio figlio pratica l’educazione “zero stress”, che è un modo per scappare dalle responsabilità, dalla fatica di “instradarlo”. Perché non si può educare i figli senza divieti e raccomandazioni. Tenere a qualcuno vuol dire osservarlo e, quando serve, fargli anche notare che fa qualcosa che lo può danneggiare. Permettere al figlio di fare tutto quello che vuole è come dirgli: “quello che ti può capitare non mi interessa”. Purtroppo prima o poi il nostro figlio dovrà rendersi conto che esistono i limiti, e probabilmente gli costerà anche cara questa scoperta. Se dunque un genitore desidera vedere suo figlio preparato ad affrontare i problemi della vita da adulto, deve essere esigente in modo intelligente e deve delimitare i confini comportamentali.

Un bambino per crescere bene sia fisicamente che psicologicamente ha bisogno di sentirsi protetto. Questo sentimento dipende dalla capacità di comprensione e di esercizio del ruolo di genitore da parte dell’adulto. Un genitore è un adulto, quindi si prende cura del piccolo, ha più diritti e più doveri, deve essere considerato come colui e colei che sono sempre pronti e capaci di aiutare il figlio nel bisogno. Può risultare strano, ma il sentimento di sentirsi protetti si basa anche sul capire fin dove si ha il permesso di arrivare, cioè avere dei limiti molto ben definiti. Sapere che cosa ci si può aspettare dal genitore, quali sono i comportamenti premiati e quali invece quelli puniti, rende un bambino sicuro di sé, cosicché capisce come muoversi e il suo mondo è ordinato, tutto al suo posto.

I genitori non devono essere compagni ma amici sinceri. Oggi tanti si circondano di persone che li lodano e dicono sempre solo cose gradevoli indipendentemente dal comportamento: questi non sono amici veri. I genitori devono fare di tutto per conquistare la fiducia del figlio, per dargli la certezza della propria incondizionata presenza. È molto importante mantenere la parola data, sapere chiedere scusa quando si sbaglia, partecipare alla vita del figlio interessandosi delle sue questioni, osservando le sue reazioni. Il figlio apprezza i genitori che si interessano di lui, ripaga con la fiducia e con la confidenza, e quando si trova in difficoltà sa venire a cercare aiuto. E’ davvero questione non di essere compagni del proprio figlio ma di fare semplicemente la mamma e il papà, quindi qualcuno che non delude mai, non abbandona mai e ama per sempre.

Krzysztof Pilch

(dalla Rivista “TAK RODZINIE” –novembre 2013, pag. 28 i 29)

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