La legge nuova

Categories: Tags:

Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 7

Quando Nardea ritornò all’alveare non ebbe una grande accoglienza. Le api ispettrici la condussero immediatamente al cospetto della regina Solitudo.

La Regina, invece, appena vide la giovane ape, le fece un grande sorriso e, volandole incontro, la abbracciò forte.

“Ho compiuto la mia missione, Regina.” – disse orgogliosa Nardea.

“Hai tutta la mia riconoscenza e gratitudine!”– rispose la Regina.

La giovane ape raccontò tutto quanto aveva visto e udito durante il lungo viaggio.

Alla fine, Nardea svelò alla Regina i preziosi Consigli dei tre saggi.

La Regina ascoltò con molta attenzione e concluse:

“Domani, convocherò il Gran consiglio delle api e presenterò la “legge nuova” dell’alveare. Tu, Nardea, nel frattempo, riposerai in una delle stanze regali”.

La regina Solitudo lavorò tutta la notte per stendere la “legge nuova” dell’alveare.

All’indomani, convocò nella grande sala il Gran consiglio delle api anziane, il popolo delle api gialle e fece venire, per la prima volta, anche tutte le api nere, dal reparto speciale.

La Regina volle accanto al trono regale la giovane Nardea.

Gli occhi di tutte le api erano fissi sulla regina Solitudo che pronunciò a voce alta:

“Io, regina Solitudo, promulgo la “legge nuova” dell’alveare, basata su questi principi:

1. Il nostro alveare non avrà più reparti speciali, ma mille finestre e cento porte, perché tutti possano andare e venire liberamente. Lo chiameremo “Alveare dell’Accoglienza”.

2. Ogni ape guarderà tutti con simpatia: ci saranno solo amici e non più nemici.

3. Le ali ruoteranno a 360°. Le api non vivranno più solo chiuse dentro l’alveare, ma è nel bosco che dovranno andare per aiutare.

4. Le api impareranno a danzare la vita insieme con altri sciami: tessendo relazioni, coltivando amicizie, accorgendosi di chi è nel bisogno.

5. Le api dovranno guardare il sole e non solo il prato; solo riconoscendo il cielo, sapranno gustare le cose belle che nascono nel prato. La fede e la forza di volontà daranno sempre alle api la dignità. Da quest’oggi, le api impareranno a produrre cera per onorare la luce del cielo.

6. Tutte le api voleranno e lavoreranno insieme; ogni ape avrà la stessa dignità, per questo le cellette saranno tutte uguali.

7. Le api dovranno credere più nella forza dell’amore che in quella del pungiglione.

8. Le api si impegneranno a rendere l’alveare accogliente e festoso, lasciando la porta del loro cuore sempre aperta e una luce alla finestra.

9. Ogni ape condividerà i propri doni con le altre.

10. Ogni ape renderà ricco il proprio cuore con il miele che viene dal polline rosso.

La regina Solitudo volle narrare a tutto il popolo delle api, per la prima volta, la storia del polline rosso:

“La regina Madre era in fin di vita per aver preso del polline avvelenato. Non c’era nell’alveare alcuna medicina che potesse salvarla.

La stessa notte, una giovane ape parlò alla luna, chiedendole consiglio su come fare per salvare la Regina. La luna rispose:

– Domattina, quando la rugiada avrà bagnato ogni cosa, uscirai dall’alveare ed entrerai nel bosco vicino per trovare il fiore bianco a forma di cuore. Quando l’avrai trovato, infila al centro della sua corolla il tuo pungiglione. Prendi un po’ di polline e portalo, subito, alla regina Madre.

– Se questo è il prezzo da pagare per salvare la mia Regina, lo farò – rispose la giovane ape.

Quando il sole stava per alzarsi, la giovane ape andò nel bosco vicino. Vide un bellissimo fiore bianco a forma di cuore e volò sulla sua corolla, facendo come le aveva consigliato la luna.

In quell’istante, la corolla del fiore si tinse tutta di rosso. La giovane ape raccolse un po’ di polline rosso per portarlo alla regina Madre, lasciando al centro del fiore il suo pungiglione.

Ancora oggi, la terra ricorda il sacrificio di quell’ape, attraverso un fiore bellissimo chiamato Anturium.

Durante il volo, l’ape generosa sentiva che le forze le mancavano sempre più. Riuscì ad arrivare fino al letto della regina Madre. La giovane ape, stremata, fece appena in tempo a donare alla Regina il polline rosso, e cadde a terra.

La regina Madre si riprese, ma vide la giovane ape morta, ai suoi piedi.

Piangendo, disse:

– La vita è bella e tutti la tengono stretta, ma l’amore è più grande della vita. Il sacrificio di questa giovane ape resterà il ricordo più alto e importante da seguire.”

Quando Solitudo terminò di parlare, le api gialle si avvicinarono alle api nere, chiedendo scusa per tutto il male che avevano loro fatto.

Tutte le api cominciarono ad abbracciarsi forte e nell’abbraccio i loro corpi si colorarono di strisce gialle e nere.

La meraviglia si stampò sul viso di tutte le api e la Regina concluse:

“Questo è il primo segno della ‘legge nuova’ ”.

La regina Solitudo prese Nardea per la zampa e pronunciò:

“Grazie al coraggio di Nardea, l’alveare ha riscoperto l’unità e la pace.”

Poi, rivolgendosi alla giovane ape, disse a voce alta:

“Tu sarai la prossima Regina e prenderai il nome di “Regina Nardea Gaia”, perché hai donato la gioia e la festa alle api del regno”.

Tutte le api scoppiarono in grida di gioia e nell’alveare si diede inizio ad una grande festa.

Ancora oggi le api sono gialle e nere e danzano di gioia al ricordo della grande Regina Nardea Gaia.

Fine!

Il regno dei frutti

Categories: Tags:

Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 6

Nardea volava contenta, portando con sé il consiglio di Dente di Leone e i chiodi fissi di Chiocciola.

Un pensiero, però, continuava a tormentarla:

“Ma esiste davvero il polline rosso? E se esiste, dove lo posso trovare?”.

Nardea arrivò, così, nel regno dei frutti.

La giovane ape si posò dolcemente a terra. Davanti ai suoi occhi c’erano:

• il Carciofo

• il Limone

• la Fragola

Nardea non poteva sbagliare, proprio adesso; sentiva tutto il rischio e la responsabilità della decisione. Si affidò ancora al silenzio, sperando di sentire, come le altre volte, la solita voce.

Nulla.

Il pensiero del polline rosso, le impediva di sentire. Nardea cercò con calma di liberare la mente e il cuore. Adesso, non era tempo di pensare al polline rosso, ma di scoprire il frutto sapiente.

Le tornarono in mente le parole del terzo enigma:

“La bontà sta racchiusa

dentro un cuore

che a terra ha fatto cadere

lacrime aspre di dolore”.

La calma e la giusta concentrazione, infine, le permisero di sentire la vocina e Nardea decise di parlare con CARCIOFO.

Il Limone e la Fragola si allontanarono, deridendo il povero Carciofo.

“Sempre la stessa storia” – disse Carciofo – “ma li perdono, in fondo non sono cattivi”.

Carciofo cominciò a raccontare la storia di suo padre:

“Nel regno dei frutti, tutti allontanavano e scacciavano Carciofo a motivo delle sue lunghe e pungenti spine.

– Carciofo è brutto, Carciofo punge, Carciofo è cattivo… – dicevano tutti.
Impedivano, soprattutto, ai frutti acerbi di avvicinarlo.

Carciofo era sempre più solo e triste. Soffriva molto e, sconsolato, si chiedeva:

– Perché madre natura mi ha dato queste spine?

Un giorno, Carciofo vide la Rosa piangere disperata. Si avvicinò, timoroso, e le chiese:

– Perché piangi, amica Rosa? Sei così bella, profumata e tutti i fiori ammirano la tua bellezza. Tutti fanno a gara per stare in tua compagnia.

– Lo so, Carciofo – rispose la Rosa – Tutti gli altri fiori mi ammirano, ma nessuno fa niente per difendere il mio bocciolo dagli insetti divoratori che lo stanno uccidendo.

Carciofo si commosse profondamente e disse:

– Amica Rosa, prendi le mie spine e mettile lungo il tuo stelo, difenderanno te e il tuo bocciolo.

Carciofo cominciò a spogliarsi delle spine, una ad una, e a regalarle a Rosa. Per ogni spina che perdeva Carciofo diventava sempre più magro. Così alla fine, gli rimase soltanto il cuore.

Da quel giorno, tutte le rose hanno le spine, grazie alla bontà di Carciofo.

Gli altri frutti, che parlavano male di Carciofo, rimasero sbalorditi e umiliati e chiesero scusa a Carciofo. Tutti avevano sempre ritenuto Carciofo un frutto cattivo, a motivo delle sue spine. Nessuno immaginava che Carciofo avesse, invece, un cuore grande e generoso.

Nardea non poté fare a meno di guardarsi il pungiglione e disse:

“Le api lo usano per farsi del male a vicenda, per dimostrare di avere coraggio e forza, ma la vera forza sta nella capacità di amare e perdonare”.

Carciofo concluse:

“Credi più nella forza dell’amore

che in quella del pungiglione.

Arricchisci sempre il cuore con il miele

che viene dal polline rosso”.

Al ricordo del polline rosso, Nardea divenne pensierosa e chiese a Carciofo:

“Dove si trova il polline rosso?”.

Carciofo rispose:

“Nel fiore eterno che ha le radici nel cuore”.

Nardea non comprese la profondità di quelle parole, ma capì che era tempo di ritornare all’alveare. La Regina aveva bisogno dei consigli dei saggi per stendere la “legge nuova” dell’alveare.

continuerà...

Il regno degli animali

Categories: Tags:

Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 5

Nardea volò sopra prati multicolori. Attraversò ruscelli e piccole cascate chiacchierine e arrivò nel regno degli animali.

La giovane ape era felice di portare in cuore il primo consiglio ma, nello stesso tempo, nutriva una certa ansia per i due che ancora doveva conoscere.

Ebbe, subito, l’occasione di scoprire il secondo consiglio.

Si presentarono davanti a lei i tre animali sognati dalla Regina:

• la Farfalla

• la Chiocciola

• la Lucciola

Per la seconda volta, Nardea era messa a dura prova. Quale dei tre era il sapiente?

Nardea, con serietà e profondo silenzio, osservava:

• la Farfalla con le ali meravigliose e vellutate;

• la Chiocciola con quella casa – fortezza che portava sempre con sé;

• la Lucciola con la sua flebile luce ad intermittenza.

Nardea era profondamente indecisa. Si lasciò andare all’ascolto del suo cuore, ricordando sempre l’enigma della regina Solitudo:

“Nel buio puoi stare al sicuro,
ma è alla luce che capti
i colori e le onde dell’amore”.

Dopo un po’, le sembrò di sentire, come la prima volta, una voce misteriosa. Decise di parlare con la CHIOCCIOLA.

La Chiocciola, scivolando accanto a Nardea, le disse:

“Hai scelto bene”.

Nardea lasciò allontanare la Farfalla e la Lucciola, poi, disse:

“Chiocciola, sono pronta ad ascoltare il tuo consiglio”.

Chiocciola, con voce gentile e calma chiese alla giovane ape:

“Guardami bene, e dimmi: cos’è che ti colpisce di più?”.

Nardea, con prontezza, rispose:

“Il tuo guscio e le tue antenne”.

“Hai detto bene! Il guscio è comodo e potrebbe diventare l’angolo ovattato in cui rinchiudersi quando si ha paura, estraniandosi nel mondo dei sogni e dei desideri. Il guscio può diventare la fortezza in cui stare indisturbati e sicuri, per non affrontare le difficoltà della vita e i problemi degli altri”.

Nardea ascoltava attentamente la saggia Chiocciola e non perdeva una sola parola. La Chiocciola, sorridendo, aggiunse:

“La vita nel guscio, però, in questo modo, non è vera: intristisce, ammuffisce e, dopo un po’, comincia a puzzare, perché manca l’ossigeno. La vita, mia giovane ape, cresce nel sole, nella luce, nel calore… ma anche nei temporali e nelle tempeste. Devi imparare a tirar fuori le antenne per sconfiggere la paura, comunicare con l’esterno, captare i segnali di pericolo e i messaggi di aiuto. Rammenta sempre che la gioia appartiene ai generosi e ai temerari” – concluse la Chiocciola.

Nardea andò con il pensiero all’alveare. Grazie alle parole di Chiocciola comprese perché la vita, là dentro, era triste e pesante. Le api dovevano imparare ad accogliersi e a comunicare, invece di stare tutto il tempo a guardarsi come potenziali nemiche.

“Grazie, Chiocciola! – disse Nardea – Ho capito il tuo consiglio”.

“Prima di andare, ho una cosa da darti.”– disse ancora Chiocciola.

Nardea vide Chiocciola ritirare le antenne, scomparire dentro il guscio e uscire, poco dopo, con tre piccoli chiodi.

“Tieni questi chiodi e consegnali alla Regina: saranno chiodi fissi per la nuova legge.”

Nardea osservò attentamente e vide inciso sopra la capocchia del primo chiodo questo disegno:

chiodo 1

Chiocciola spiegò all’ape il significato del disegno:

“Rendi l’alveare accogliente, festoso. Lascia la porta del tuo cuore aperta e una luce alla finestra. Qualcuno verrà e non dovrà neppure bussare, ma sulla tavola del tuo cuore troverai un dono inaspettato”.

Sulla capocchia del secondo chiodo, Nardea vide questi segni:

chiodo 2

Chiocciola spiegò anche questi, dicendo:

“Condividi i doni della tua vita con gli altri e li vedrai moltiplicarsi.
Se li seppellisci, prima o poi, li perderai.”

Sulla capocchia del terzo chiodo, invece, erano incise queste parole:

chiodo 3

Chiocciola concluse:

“Troverai il polline rosso sulle ali dell’amore: dove c’è il profumo della bontà e dove sbocciano i semi del sacrificio”.

Nardea prese i tre chiodi, ringraziò a lungo Chiocciola e volò via verso il terzo regno.

continuerà...

Il regno dei fiori

Categories: Tags:

Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 4

Nardea lasciò l’alveare, sotto lo sguardo invidioso e sprezzante delle api gialle. A lei non importava; ciò che le dava forza, slancio e, soprattutto, le riempiva il cuore di gioia erano la fiducia della Regina e l’amore per il suo alveare. La giovane ape aveva la certezza che nella vita le “api grandi” sono quelle che hanno passione per ciò in cui credono e vivono ciò che dicono.

Nardea, dopo aver volato tra i rami delle maestose querce e dei possenti castagni, giunse nel REGNO DEI FIORI.

Come le aveva annunciato la regina Solitudo si presentarono davanti a lei:

la Margherita

il Dente di Leone

la Viola

Nardea ebbe un leggero turbamento: quello stato d’animo che si prova quando si è davanti a grandi scelte. Quale dei tre fiori era quello giusto? Quale il sapiente e quali gli ingannatori? Nardea non riusciva a scegliere.

Ogni fiore poteva essere quello giusto per rivelarle il primo dei tre consigli. Rammentò le parole della regina Solitudo:

“Del sole ha il colore
e il suo cuore è un’esplosione di luce
che si apre al cielo”.

Per la giovane ape, la responsabilità era troppo grande; non poteva permettersi di sbagliare. Sentì salire dal profondo del cuore una ispirazione, come una flebile voce, e decise di parlare con Dente di Leone.

Rimasero soli Nardea e Dente di Leone. Il fiore cominciò a narrare la storia delle sue origini:

“Tra tutti gli elementi della natura, Dente di Leone era il più innamorato del sole. Il suo calore, il suo splendore sono da sempre la forza della vita, per questo, ogni giorno, il piccolo fiore ringraziava il sole e pregava di poterlo raggiungere.

Gli altri fiori del campo deridevano Dente di Leone e gli dicevano:

– Perché stai sempre a guardare in alto? Guarda la terra e goditi la vita. Non potrai mai raggiungere il cielo e arrivare fino al sole.

Dente di Leone, però, non si dava per vinto e rispondeva:

– Io voglio raggiungere il sole; è lui che dà pace e senso alla mia vita: quando lui splende tutto è bello e caldo, ma quando si spegne c’è buio e freddo.

Così, ogni volta che Vento passava sopra la sua testa, Dente di Leone non poteva fare a meno di gridargli:

– Prendimi con te, Vento, portami lassù: dal Sole.

Vento gli rispondeva:

– Non posso, amico Dente, tu hai le radici piantate nella terra.

Dente di Leone non voleva credere di essere destinato solo a rimanere attaccato alla terra. Giorno e notte pensava al sole, desiderava salire in alto, verso il cielo, per raggiungerlo e stare sempre con lui.

Il sole ascoltò la preghiera di Dente di Leone. Volle premiare il suo desiderio e la sua forza di volontà: mandò un raggio speciale a scaldare il fiore che cominciò ad ingrossarsi.

Dente di Leone cambiò d’ aspetto. Tutti gli altri fiori cominciarono a deriderlo:

– Dente di Leone è diventato grasso, Dente di Leone è diventato brutto…

Ma quella notte stessa il fiore si trasformò in un’ esplosione di leggerezza e bellezza.

Il mattino seguente, i fiori pettegoli rimasero a bocca aperta e dicevano:
– Guardate Dente di Leone com’è diventato bello e leggero.

In quel momento, giunse amico Vento e Dente di Leone gli gridò:

– Soffia, soffia forte Vento nel mio ombrello e portami dal sole; non voglio appassire quaggiù.

Vento soffiò con tutta la sua forza e Dente di Leone, staccandosi dalla terra, si sollevò in alto, fino a perdersi oltre le nuvole a raggiungere il sole.

Gli altri fiori compresero che Dente di Leone aveva scelto il modo migliore di dare senso alla sua vita.

Vai, Nardea, e porta questa mia storia alla regina Solitudo.

Nessuna legge sarà bella, giusta e vera se non aprirà il cuore delle api alla forza di volontà e alla preghiera”.


Nardea ringraziò Dente di Leone e volò via, verso il regno degli animali, gridando ad alta voce:

“La fede e la forza di volontà daranno sempre alle api la dignità”.

continuerà...

La Regina Solitudo

Categories: Tags:

Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 3

Nardea rimase in attesa. Non trascorse molto tempo che una delle api ispettrici ritornò e, sempre con tono scostante e minaccioso, pronunciò:
“La regina Solitudo è pronta a riceverti!”.
Nardea ebbe un sussulto e tentò di indietreggiare, ma le guardie la bloccarono all’istante.

Il nome della Regina le incuteva paura. Le sorveglianti, al reparto speciale, pronunciavano spesso quel nome per intimorire le api nere e far loro rispettare la dura legge. Nardea, come ogni ape nera, si era fatta l’immagine della Regina come di un’ape dal cuore duro e crudele.

Le api ispettrici aprirono la porta dorata e trascinarono Nardea attraverso un grande atrio che immetteva negli appartamenti reali. Le pareti erano ornate di fregi e ricoperte da sottile polline dorato.

Finalmente, Nardea arrivò nella cella reale. La regina Solitudo sedeva, maestosa e silenziosa, su un bellissimo giglio bianco. Nardea fu portata al suo cospetto e fatta inginocchiare, con l’obbligo di tenere lo sguardo fisso a terra.

La Regina domandò:
“Chi sei? Perché ti hanno condotta da me? Cosa hai fatto di male?”.

Nardea non ebbe il tempo di aprire bocca che un’ape ispettrice disse:
“Si è proclamata ape. Questa miserabile ape nera ha osato paragonarsi a noi, nobili api gialle, fuggendo dal reparto speciale”.

Nardea non riusciva a capire di quale orribile colpa si fosse macchiata. Ebbe un fremito in tutto il corpo e, ribellandosi per le ingiurie dette contro di lei, fissò l’ape ispettrice che la stava accusando.

La giovane ape volse lo sguardo direttamente alla Regina e, in quell’istante, non riuscì a trattenere un’esclamazione di stupore: “Oh…!”

La bellezza e la soavità della Regina erano senza paragoni, ma anche i suoi occhi erano spenti e tristi, come quelli di tutte le api gialle.
La Regina osservò la giovane ape nera.

All’improvviso, lasciando stupefatte le api ispettrici, la Regina ordinò:
“Lasciateci sole!”.

Le api ispettrici, facendosi paonazze dalla rabbia, volarono via, sbattendo la porta dorata.

Era la prima volta, nella storia dell’alveare, che un’ape nera si trovava, da sola, faccia a faccia con la regina Solitudo. La notizia fece il giro dell’intero alveare. Tutte le api gialle mormorarono a lungo; tuttavia, era troppo grande l’affetto che provavano per la loro Regina per accusarla di tenere un atteggiamento sconveniente. La notizia trapelò anche nel reparto speciale e fu Zanzi a riferirla alle api nere, sollevando una esplosione di gioia.

Nardea, al cospetto della Regina, le stava aprendo, con sincerità, il suo cuore:
“Sento una gran voglia di scoprire l’alveare e di conoscere ciò che sta fuori. Non comprendo perché le api nere non possano vivere da api libere, come le api gialle”.

A quelle parole la Regina abbassò il capo e disse:
“E’ la legge!”.
“La nostra legge scritta da povere api”.
– controbatté Nardea – “Le leggi si possono cambiare, quando non sono giuste e vere. Nessuna legge sarà mai giusta o buona o santa, quando esalta il prestigio di alcune api a scapito di altre. Se innalza le une e abbassa le altre, se privilegia alcune e ne schiaccia altre”.

La Regina era stupita dalla saggezza della giovane ape sovversiva e alla fine le disse:
“Nardea, tu sei un’ape singolare. Voglio affidarti una missione importante che nessuna ape gialla è mai riuscita a portare a termine.
Spesso, in sogno, vedo apparire l’ape Madre che mi dà questo messaggio:

“Nel bosco davanti all’alveare
ci sono tre sapienti da incontrare,
ascolta attentamente i loro consigli
e poi la legge nuova tu scrivi.
Da essa un nuovo popolo nascerà
che all’alveare gioia eterna porterà”.

La Regina si alzò dal trono e andò incontro a Nardea, dicendole:
“Tu sola puoi trovare questi sapienti e ascoltarli. Dalle loro parole scoprirai i consigli per formulare la legge nuova ”.

Nardea si sentì onorata della fiducia e dalle parole della Regina. Era davvero felice, anche se un po’ frastornata per la missione affidatale.
“Sono pronta o mia Regina!” – disse in un impeto di coraggio.

La Regina soggiunse:
“Attenta, Nardea, la missione è molto pericolosa. Dovrai volare in tre regni:

• il primo sarà il regno dei fiori.
Ti verranno incontro:
– la Margherita
– il Dente di Leone
– la Viola mammola.

Rammenta questo enigma:

“Del sole ha il colore e il suo cuore
è un’esplosione di luce
che si apre al cielo”.

• il secondo sarà il regno degli animali
e ti accoglieranno:
– la Farfalla
– la Chiocciola
– la Lucciola

Ricorda questo secondo enigma:

“Nel buio puoi stare al sicuro,
ma è alla luce che capti
i colori e le onde dell’amore”.

• il terzo sarà il regno dei frutti
si presenteranno:
– il Carciofo
– il Limone
– la Fragola

Fai attenzione al terzo enigma:

“La bontà sta racchiusa
dentro un cuore
che a terra ha fatto cadere
lacrime aspre di dolore”.

Nardea, stai attenta!
Di tre, uno solo sarà il sapiente. Se sbagli, verrai fatta prigioniera.
Altre api, prima di te, sono partite, ma non hanno più fatto ritorno. Rifletti bene, giovane ape coraggiosa, prima di scegliere: buona fortuna!”.

continuerà...