Grazie Paolo per la tua testimonianza

“Grazie o Padre, Signore del Cielo e della Terra, perché mi hai ridonato la vita nella Tua Misericordia” così termina la testimonianza di Paolo trascritta in un piccolo libretto intitolato “Liberato dalle catene della droga” (Mimep-Docete).

Ci sono testimonianze che toccano il cuore nel profondo e che non riescono a lasciarti indifferente. Così è stata per me la testimonianza di Paolo, un ragazzo che ha fatto esperienza dell’uso di droga. Di fronte alla sua esperienza, alla sofferenza vissuta ed alla vita ritrovata il mio cuore e la mia mente non sono stati capaci di fare silenzio e così è nato il desiderio di scrivere alcune riflessioni che condivido a gloria di Dio.

La vita non è un gioco eppure a volte viviamo come se lo fosse! Ci lasciamo trasportare dagli eventi, invece di esserne i protagonisti, dai sentimenti o lasciamo che le persone che incontriamo ci travolgano, decidano per noi, ci gestiscano.

Paolo scrive: “Tanti hanno iniziato, come me, con un sì neanche tanto pensato, cosa sarebbe successo di me se avessi avuto il coraggio di dire semplicemente no?”

Quante volte nella nostra vita ci è capitato, e ci capita, di non sapere dire di no, di non avere il coraggio di dire no? Quante volte ci è capitato, e ci capita, di vivere come in uno stato di profondo torpore? Quante volte ci è capitato, e ci capita, di vivere come se questa vita fosse un film di cui noi siamo gli spettatori? Come se le cose non stiano accadendo a noi?

Molto spesso accade di non essere veramente noi stessi, di non saper mostrarci per quello che realmente siamo ma di assumere dei comportamenti in base a quello che vogliamo che altri vedano in noi oppure ci comportiamo in base a quello che altri si aspettano da noi. Sempre Paolo nel suo libro scrive: “la morte di mio fratello mi metteva a nudo. Mi toglieva la maschera che mi aveva sempre tenuto in vita”.

Ci chiediamo qualche volta chi siamo veramente noi e quali sono le maschere che indossiamo o che altri ci hanno messo addosso? Le maschere… che brutta cosa!

 

Mi mostro forte,ma sono debole.
Mi mostro disponibile, ma non scomodarmi troppo.
Mi mostro puro, impeccabile, ma la verità è ben altra.
Mi mostro sereno e tranquillo, ma dentro c’è ansia ed inquietudine.
Mi mostro autosufficiente, io mi basto,
ma in realtà ho un esasperato bisogno degli altri e del loro amore.

 

“Io sono Paolo, io non sono istruito, non so nemmeno parlarvi di me. Io non sono niente. Ma ho bisogno del vostro amore…” Ed è proprio nel momento in cui riconosciamo la nostra miseria, la nostra nullità, che il Signore ci viene incontro: arriva finalmente quella situazione, quell’incontro che apparentemente ci sconvolge, ci mette alle strette, ci fa toccare il fondo, di fronte a cui non sappiamo altro che esclamare: “E adesso che faccio!” Ma in realtà il Signore sta venendo in nostro soccorso, Egli vuole distruggere per ricostruire!

Così Paolo entra in galera per l’ennesima volta, ma c’è qualcosa di diverso dalle altre volte, ormai è solo, i suoi vecchi amici non possono aiutarlo ad uscire di prigione, riceve il massimo della pena, anche se il reato è piccolo. Come un colpo di vento che ti scompiglia i capelli arriva la prima luce, la prima intuizione positiva: lo Spirito Santo ha aperto uno spiraglio. “Stranamente arrivò il primo pensiero positivo dopo tanto. Mi dissi subito che quello era il momento di uscirne fuori. Quello o mai più!” Sono questi i momenti in cui, come scrive Paolo “compi le scelte che ti cambiano la vita.” Inizia così per Paolo un nuovo cammino verso una vita nuova.

In ciascuno di noi c’è del buono, del bello, del bene perché ciascuno è a immagine di Dio che chiede di occupare il primo posto nel cuore. Certamente il bene ed il bello convivono inevitabilmente, data la nostra natura umana, con il male ed il marcio anch’essi presenti nel nostro cuore. Il cuore dell’uomo porta in sè ferite profonde e condizionamenti che non permettono di essere totalmente bene, totalmente liberi. San Paolo scrive nelle sue lettere ai Romani: “infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm, 7, 19).

Però… però occorre lottare contro il male che c’è in noi, occorre sapere dominare, occorre non farlo uscire. Anche San Marco disse: ‘Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultéri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo’. (Mc 7, 20-23). Occorre saper mettere a tacere quella vocina che ci invita in modo subdolo a fare del male (tanto cosa vuoi che sia), quella vocina che insinua dubbi nel cuore, quella vocina che vuole e tenta di togliere la pace. A tutti è stato donato lo Spirito Santo che urla dentro ciascuno perché si attui il Bene.

E così è avvenuto anche per Paolo il cui cammino verso la rinascita non è stato per niente facile, ci sono state cadute, ci sono state lacrime, ci sono stati momenti di solitudine e di desolazione seguiti da momenti di consolazione… insomma il Signore lo ha potato perché maturasse e portasse frutto. Paolo ha fatto esperienza della Misericordia di Dio che sopperisce al nostro male, al nostro limite, alla nostra debolezza e ci viene incontro non lasciandoci mai soli. E’ certamente una grande grazia incontrare persone speciali che sanno riconoscere il bene presente in noi e che ci aiutano a “tirarlo fuori”.

Anche Paolo ha incontrato nella propria vita Madre Antonia che lui definisce: “donna piccola e suora, un appiglio, una roccia a cui la mia vita si era attaccata”, e Grazia una ragazza di cui si era innamorato che lo invitava ad andare a Messa e che lo ha portato per la prima volta al Santuario della Bozzola dove è avvenuto l’abbraccio col Padre Misericordioso nel sacramento della Confessione, ed anche Arianna che gli ha chiesto di essere il suo padrino di Cresima.

Il più delle volte le persone che ci vogliono veramente bene, cioè che vogliono il nostro bene, sono quelle che ci dicono di no! E questo Paolo l’ha capito provandolo sulla sua pellaccia: “Quante volte ho pensato a quella gente… come agli unici amici… che mi accoglievano sempre, a cui andavo sempre bene… che avrebbero campato per troppo tempo sulla mia pelle”. Sebbene non ce ne rendiamo conto a volte sono proprio i no degli amici veri, delle persone a cui teniamo, dei nostri cari, di coloro che stimiamo di più di altri, che ci aiutano! Anche se fanno male, anche se procurano sofferenza, rabbia, quei no fanno crescere!

A quante di queste persone abbiamo chiuso le porte? Eppure chi ci ama veramente continua a farlo anche nel silenzio e nella preghiera. Mi viene in mente Sant’Agostino e sua madre Santa Monica. A volte ci vuole una vita intera prima di capire quanto questi no abbiano fatto il nostro bene, importante è capirlo!

Ringrazio Paolo per la sua bellissima testimonianza, esempio di come Cristo può guarire le ferite più profonde del nostro cuore, e liberarci dal male che vive in noi o da quello che gli altri ci hanno fatto. Paolo è l’esempio di come si possa arrivare a perdonare qualcuno, anche se ti ha procurato grande sofferenza, e come il perdono sia importante per riconquistare la pace interiore, necessaria a vivere bene con se stessi e con gli altri. Testimonianza di come passando attraverso “quei tre giorni di passione” si giunga alla Resurrezione.

Grazie Paolo!

Ross

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Comments

  1. Mi è piaciuto il libro che è una testimonianza, ma mi è piaciuta in particolare la veste grafica, è un libro ricco di immagini che accompagnano bene i racconto.

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