Sei nato originale non vivere da fotocopia

 10,00

Carlo Acutis mi ha insegnato a puntare in alto

ISBN 978-88-8424-439-0

Autore: Cecilia Galatolo

Pagine: 160

Leggi un estratto dal libro:

Descrizione

Un romanzo per giovani che ben rappresenta la condizione di superficialità in cui spesso vivono molti ragazzi. Ma in questo modo di vivere emerge la figura di CARLO ACUTIS, un giovane che, andando a fondo nella ricerca delle vere esigenze della sua vita ha vissuto “da originale” dentro la fede cattolica. Il confronto con il suo esempio spingerà anche altri ragazzi a uscire dalla condizione di “fotocopia” di un modello standard imposto dalla mentalità comune tecnologico-consumista. Ognuno tornerà a dare spazio alla propria “originalità” di vita.

Autore: Cecilia Galatolo è nata a Ancona, si è laureata nella facoltà di comunicazione sociale presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma. Collabora con il settimanale della diocesi di Jesi e con il portale Family and Media. Autrice del romanzo : Non lo sapevo ma ti stavo aspettando è alla sua seconda opera di narrativa.

Intervista all'autrice su Padre Pio tv

Informazioni aggiuntive

Peso 235 g
Dimensioni 15 × 21 cm

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About the author

Comments

  1. 30 aprile 2020
    Queste parole sono state inoltrate a Cecilia Galatolo, autrice del romanzo “Sei nato originale, non vivere da fotocopia”, da parte di una ragazza del Nord Italia, di 19 anni.

    Tu non ci crederai, ma ho letto tutto il tuo libro “Sei nato originale, non vivere da fotocopia”, in meno di tre ore! È stato veramente stupendo, un’esperienza… sì, un’esperienza. Cioè, tu porti i tuoi lettori in un viaggio. Non so se è perché le cose che racconti le hai vissute per prima, ma quando racconti, sei estremamente realistica: cioè, le fai vivere, le cose che racconti.
    Ci sono momenti e momenti. Questo libro doveva capitare proprio oggi nella mia vita, in questo momento della mia vita. C’è una frase del libro in cui il protagonista si chiede cosa vuol dire rinnegare sé stessi. E io sono giorni che mi sto chiedendo proprio questo! Come tante altre cose, che si chiede anche lui… è assurdo, veramente. Come parla, il Signore! Attraverso tutte le persone e le cose che ci circondano: stupendo!
    Quindi mi sono proprio lasciata accompagnare in questa storia, da Francesco, da don Emanuele e da Carlo Acutis, che è proprio una figura fantastica, bellissimo esempio! Poi è proprio vicino, vicino a noi. È vero che lo conoscevo un po’, ma alcune cose non le avevo capite. C’è un momento in cui Francesco, il protagonista del tuo romanzo, chiede al sacerdote: “Ma cosa ha fatto Carlo di così speciale, cosa ha fatto nella vita, nel concreto?” e questo me lo hanno chiesto anche dei ragazzi ad un campo che abbiamo fatto tempo fa e me lo sono chiesta anche io. Mi dicevo: “Va bene, Dio, va bene la preghiera, ma cosa ha fatto di speciale?”. Ora ho capito: la cosa speciale è che anche la più piccola cosa che faceva, la faceva con amore, sempre con Dio, mai lontano da Lui! Ed è questa la cosa speciale: essere straordinari nell’ordinario…
    Poi anche il cambiamento, la crescita di Francesco: descrivi tutto veramente bene, sei semplice nelle parole. È un dono questo, nel senso che trasmetti i messaggi che vuoi passare con immagini semplici, parole semplici, che sono alla portata di tutti: è questo il bello. È una benedizione quella che hai, è un talento saper scrivere così, è un dono grande: ringrazio anche io che tu abbia questo dono, sennò non avrei mai letto queste storie, queste vite, questi romanzi.
    Non vedo l’ora che escano anche gli altri tuoi libri, perché adesso sono la tua fan numero uno.
    Parlano, queste parole parlano. Dicono tanto. Alla fine, Francesco, quanto cresce! Tanto che arriva a desiderare di diventare santo. Eh, a questo sto pensando anche io, in questi giorni. A volte mi sembra un’assurdità, mi dico: “Ma cosa vuoi pretendere da te stessa?”. Cioè, il “santo” viene visto sempre come qualcosa di lontano. Invece no, ce lo dobbiamo dire: “Voglio diventare santo, nelle cose che faccio, in quello che sono, non c’è niente di magico da fare da supereroe. Cioè devo fare le mie cose, ma devo farle con Dio”.
    Mi ha scosso veramente tanto vedere questo ragazzo del libro che non crede, ma vuole capire, è talmente mosso da questa ricerca della felicità, come io mi sento mossa dalla ricerca dell’amore vero ed è talmente forte questa motivazione, questa voglia di capire, di ricercare, che alla fine ne trovi altre di ricerche.
    Io sono partita dalla ricerca dell’amore, lui dalla ricerca della felicità, però poi si incrociano altre ricerche: chi sono io? Cosa sarò io? Qual è la mia vocazione? Questa cosa che parti dall’amore e scopri tutt’altro, ma tutto si riconduce a Dio è magnifico, veramente.
    È assurdo per me dire questo, perché a differenza di tanti ragazzi, io sono sempre stata in chiesa. Lo dicono in tanti, mi chiamavano e mi chiamano tutt’ora la suorina. Sono sempre stata casa e chiesa. Però, è assurdo proprio per questo. Mi dico: “Ma caspita, sei stata qua per diciannove anni, ti rendi conto oggi, 30 aprile 2020, che Dio c’è ed è proprio nel tabernacolo?”
    Mi ha colpito leggere del protagonista che ha deciso di andare tutti i giorni in chiesa, per un mese, anche solo 10 minuti. Stava lì anche solo un attimo, parlava. Il colloquio, il dialogo con Dio: è stupendo! Ma solo oggi mi sono resa conto che in chiesa ho questa grande ricchezza, un tesoro.
    Ci voglio provare anche io.
    Sono fortunata che la mia parrocchia, la mia chiesa, è proprio vicino a casa mia. Mi sono resa conto oggi che mi sono persa tantissimo! Avrei potuto iniziare tantissimo tempo fa, ad andare in chiesa tutti i giorni, anche solo 10 minuti, a confidarmi con un Amico. Essere lì, a parlare con Dio e non l’ho mai fatto, non l’ho mai contemplata come opzione e oggi mi sono sentita anche un po’ scema, mi sono detta: “Ma te ne rendi davvero conto solo ora?!”.
    Sì, da oggi voglio provarci anche io. Anche io voglio iniziare a frequentare Gesù. Grazie, Cecilia, grazie Dio, mi sento veramente presa per mano, accompagnata. Spero davvero che Dio mi abbia presa e non mi lasci più. Speriamo, guarda, perché sarebbe davvero figo. Davvero figo.
    Volevo condividere questa cosa con te perché ero davvero entusiasta e avevo bisogno di dirlo a qualcuno che mi potesse capire. Grazie, Cecilia.

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