Il regno dei frutti

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Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 6

Nardea volava contenta, portando con sé il consiglio di Dente di Leone e i chiodi fissi di Chiocciola.

Un pensiero, però, continuava a tormentarla:

“Ma esiste davvero il polline rosso? E se esiste, dove lo posso trovare?”.

Nardea arrivò, così, nel regno dei frutti.

La giovane ape si posò dolcemente a terra. Davanti ai suoi occhi c’erano:

• il Carciofo

• il Limone

• la Fragola

Nardea non poteva sbagliare, proprio adesso; sentiva tutto il rischio e la responsabilità della decisione. Si affidò ancora al silenzio, sperando di sentire, come le altre volte, la solita voce.

Nulla.

Il pensiero del polline rosso, le impediva di sentire. Nardea cercò con calma di liberare la mente e il cuore. Adesso, non era tempo di pensare al polline rosso, ma di scoprire il frutto sapiente.

Le tornarono in mente le parole del terzo enigma:

“La bontà sta racchiusa

dentro un cuore

che a terra ha fatto cadere

lacrime aspre di dolore”.

La calma e la giusta concentrazione, infine, le permisero di sentire la vocina e Nardea decise di parlare con CARCIOFO.

Il Limone e la Fragola si allontanarono, deridendo il povero Carciofo.

“Sempre la stessa storia” – disse Carciofo – “ma li perdono, in fondo non sono cattivi”.

Carciofo cominciò a raccontare la storia di suo padre:

“Nel regno dei frutti, tutti allontanavano e scacciavano Carciofo a motivo delle sue lunghe e pungenti spine.

– Carciofo è brutto, Carciofo punge, Carciofo è cattivo… – dicevano tutti.
Impedivano, soprattutto, ai frutti acerbi di avvicinarlo.

Carciofo era sempre più solo e triste. Soffriva molto e, sconsolato, si chiedeva:

– Perché madre natura mi ha dato queste spine?

Un giorno, Carciofo vide la Rosa piangere disperata. Si avvicinò, timoroso, e le chiese:

– Perché piangi, amica Rosa? Sei così bella, profumata e tutti i fiori ammirano la tua bellezza. Tutti fanno a gara per stare in tua compagnia.

– Lo so, Carciofo – rispose la Rosa – Tutti gli altri fiori mi ammirano, ma nessuno fa niente per difendere il mio bocciolo dagli insetti divoratori che lo stanno uccidendo.

Carciofo si commosse profondamente e disse:

– Amica Rosa, prendi le mie spine e mettile lungo il tuo stelo, difenderanno te e il tuo bocciolo.

Carciofo cominciò a spogliarsi delle spine, una ad una, e a regalarle a Rosa. Per ogni spina che perdeva Carciofo diventava sempre più magro. Così alla fine, gli rimase soltanto il cuore.

Da quel giorno, tutte le rose hanno le spine, grazie alla bontà di Carciofo.

Gli altri frutti, che parlavano male di Carciofo, rimasero sbalorditi e umiliati e chiesero scusa a Carciofo. Tutti avevano sempre ritenuto Carciofo un frutto cattivo, a motivo delle sue spine. Nessuno immaginava che Carciofo avesse, invece, un cuore grande e generoso.

Nardea non poté fare a meno di guardarsi il pungiglione e disse:

“Le api lo usano per farsi del male a vicenda, per dimostrare di avere coraggio e forza, ma la vera forza sta nella capacità di amare e perdonare”.

Carciofo concluse:

“Credi più nella forza dell’amore

che in quella del pungiglione.

Arricchisci sempre il cuore con il miele

che viene dal polline rosso”.

Al ricordo del polline rosso, Nardea divenne pensierosa e chiese a Carciofo:

“Dove si trova il polline rosso?”.

Carciofo rispose:

“Nel fiore eterno che ha le radici nel cuore”.

Nardea non comprese la profondità di quelle parole, ma capì che era tempo di ritornare all’alveare. La Regina aveva bisogno dei consigli dei saggi per stendere la “legge nuova” dell’alveare.

continuerà...

Il regno dei fiori

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Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 4

Nardea lasciò l’alveare, sotto lo sguardo invidioso e sprezzante delle api gialle. A lei non importava; ciò che le dava forza, slancio e, soprattutto, le riempiva il cuore di gioia erano la fiducia della Regina e l’amore per il suo alveare. La giovane ape aveva la certezza che nella vita le “api grandi” sono quelle che hanno passione per ciò in cui credono e vivono ciò che dicono.

Nardea, dopo aver volato tra i rami delle maestose querce e dei possenti castagni, giunse nel REGNO DEI FIORI.

Come le aveva annunciato la regina Solitudo si presentarono davanti a lei:

la Margherita

il Dente di Leone

la Viola

Nardea ebbe un leggero turbamento: quello stato d’animo che si prova quando si è davanti a grandi scelte. Quale dei tre fiori era quello giusto? Quale il sapiente e quali gli ingannatori? Nardea non riusciva a scegliere.

Ogni fiore poteva essere quello giusto per rivelarle il primo dei tre consigli. Rammentò le parole della regina Solitudo:

“Del sole ha il colore
e il suo cuore è un’esplosione di luce
che si apre al cielo”.

Per la giovane ape, la responsabilità era troppo grande; non poteva permettersi di sbagliare. Sentì salire dal profondo del cuore una ispirazione, come una flebile voce, e decise di parlare con Dente di Leone.

Rimasero soli Nardea e Dente di Leone. Il fiore cominciò a narrare la storia delle sue origini:

“Tra tutti gli elementi della natura, Dente di Leone era il più innamorato del sole. Il suo calore, il suo splendore sono da sempre la forza della vita, per questo, ogni giorno, il piccolo fiore ringraziava il sole e pregava di poterlo raggiungere.

Gli altri fiori del campo deridevano Dente di Leone e gli dicevano:

– Perché stai sempre a guardare in alto? Guarda la terra e goditi la vita. Non potrai mai raggiungere il cielo e arrivare fino al sole.

Dente di Leone, però, non si dava per vinto e rispondeva:

– Io voglio raggiungere il sole; è lui che dà pace e senso alla mia vita: quando lui splende tutto è bello e caldo, ma quando si spegne c’è buio e freddo.

Così, ogni volta che Vento passava sopra la sua testa, Dente di Leone non poteva fare a meno di gridargli:

– Prendimi con te, Vento, portami lassù: dal Sole.

Vento gli rispondeva:

– Non posso, amico Dente, tu hai le radici piantate nella terra.

Dente di Leone non voleva credere di essere destinato solo a rimanere attaccato alla terra. Giorno e notte pensava al sole, desiderava salire in alto, verso il cielo, per raggiungerlo e stare sempre con lui.

Il sole ascoltò la preghiera di Dente di Leone. Volle premiare il suo desiderio e la sua forza di volontà: mandò un raggio speciale a scaldare il fiore che cominciò ad ingrossarsi.

Dente di Leone cambiò d’ aspetto. Tutti gli altri fiori cominciarono a deriderlo:

– Dente di Leone è diventato grasso, Dente di Leone è diventato brutto…

Ma quella notte stessa il fiore si trasformò in un’ esplosione di leggerezza e bellezza.

Il mattino seguente, i fiori pettegoli rimasero a bocca aperta e dicevano:
– Guardate Dente di Leone com’è diventato bello e leggero.

In quel momento, giunse amico Vento e Dente di Leone gli gridò:

– Soffia, soffia forte Vento nel mio ombrello e portami dal sole; non voglio appassire quaggiù.

Vento soffiò con tutta la sua forza e Dente di Leone, staccandosi dalla terra, si sollevò in alto, fino a perdersi oltre le nuvole a raggiungere il sole.

Gli altri fiori compresero che Dente di Leone aveva scelto il modo migliore di dare senso alla sua vita.

Vai, Nardea, e porta questa mia storia alla regina Solitudo.

Nessuna legge sarà bella, giusta e vera se non aprirà il cuore delle api alla forza di volontà e alla preghiera”.


Nardea ringraziò Dente di Leone e volò via, verso il regno degli animali, gridando ad alta voce:

“La fede e la forza di volontà daranno sempre alle api la dignità”.

continuerà...

La Regina Solitudo

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Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 3

Nardea rimase in attesa. Non trascorse molto tempo che una delle api ispettrici ritornò e, sempre con tono scostante e minaccioso, pronunciò:
“La regina Solitudo è pronta a riceverti!”.
Nardea ebbe un sussulto e tentò di indietreggiare, ma le guardie la bloccarono all’istante.

Il nome della Regina le incuteva paura. Le sorveglianti, al reparto speciale, pronunciavano spesso quel nome per intimorire le api nere e far loro rispettare la dura legge. Nardea, come ogni ape nera, si era fatta l’immagine della Regina come di un’ape dal cuore duro e crudele.

Le api ispettrici aprirono la porta dorata e trascinarono Nardea attraverso un grande atrio che immetteva negli appartamenti reali. Le pareti erano ornate di fregi e ricoperte da sottile polline dorato.

Finalmente, Nardea arrivò nella cella reale. La regina Solitudo sedeva, maestosa e silenziosa, su un bellissimo giglio bianco. Nardea fu portata al suo cospetto e fatta inginocchiare, con l’obbligo di tenere lo sguardo fisso a terra.

La Regina domandò:
“Chi sei? Perché ti hanno condotta da me? Cosa hai fatto di male?”.

Nardea non ebbe il tempo di aprire bocca che un’ape ispettrice disse:
“Si è proclamata ape. Questa miserabile ape nera ha osato paragonarsi a noi, nobili api gialle, fuggendo dal reparto speciale”.

Nardea non riusciva a capire di quale orribile colpa si fosse macchiata. Ebbe un fremito in tutto il corpo e, ribellandosi per le ingiurie dette contro di lei, fissò l’ape ispettrice che la stava accusando.

La giovane ape volse lo sguardo direttamente alla Regina e, in quell’istante, non riuscì a trattenere un’esclamazione di stupore: “Oh…!”

La bellezza e la soavità della Regina erano senza paragoni, ma anche i suoi occhi erano spenti e tristi, come quelli di tutte le api gialle.
La Regina osservò la giovane ape nera.

All’improvviso, lasciando stupefatte le api ispettrici, la Regina ordinò:
“Lasciateci sole!”.

Le api ispettrici, facendosi paonazze dalla rabbia, volarono via, sbattendo la porta dorata.

Era la prima volta, nella storia dell’alveare, che un’ape nera si trovava, da sola, faccia a faccia con la regina Solitudo. La notizia fece il giro dell’intero alveare. Tutte le api gialle mormorarono a lungo; tuttavia, era troppo grande l’affetto che provavano per la loro Regina per accusarla di tenere un atteggiamento sconveniente. La notizia trapelò anche nel reparto speciale e fu Zanzi a riferirla alle api nere, sollevando una esplosione di gioia.

Nardea, al cospetto della Regina, le stava aprendo, con sincerità, il suo cuore:
“Sento una gran voglia di scoprire l’alveare e di conoscere ciò che sta fuori. Non comprendo perché le api nere non possano vivere da api libere, come le api gialle”.

A quelle parole la Regina abbassò il capo e disse:
“E’ la legge!”.
“La nostra legge scritta da povere api”.
– controbatté Nardea – “Le leggi si possono cambiare, quando non sono giuste e vere. Nessuna legge sarà mai giusta o buona o santa, quando esalta il prestigio di alcune api a scapito di altre. Se innalza le une e abbassa le altre, se privilegia alcune e ne schiaccia altre”.

La Regina era stupita dalla saggezza della giovane ape sovversiva e alla fine le disse:
“Nardea, tu sei un’ape singolare. Voglio affidarti una missione importante che nessuna ape gialla è mai riuscita a portare a termine.
Spesso, in sogno, vedo apparire l’ape Madre che mi dà questo messaggio:

“Nel bosco davanti all’alveare
ci sono tre sapienti da incontrare,
ascolta attentamente i loro consigli
e poi la legge nuova tu scrivi.
Da essa un nuovo popolo nascerà
che all’alveare gioia eterna porterà”.

La Regina si alzò dal trono e andò incontro a Nardea, dicendole:
“Tu sola puoi trovare questi sapienti e ascoltarli. Dalle loro parole scoprirai i consigli per formulare la legge nuova ”.

Nardea si sentì onorata della fiducia e dalle parole della Regina. Era davvero felice, anche se un po’ frastornata per la missione affidatale.
“Sono pronta o mia Regina!” – disse in un impeto di coraggio.

La Regina soggiunse:
“Attenta, Nardea, la missione è molto pericolosa. Dovrai volare in tre regni:

• il primo sarà il regno dei fiori.
Ti verranno incontro:
– la Margherita
– il Dente di Leone
– la Viola mammola.

Rammenta questo enigma:

“Del sole ha il colore e il suo cuore
è un’esplosione di luce
che si apre al cielo”.

• il secondo sarà il regno degli animali
e ti accoglieranno:
– la Farfalla
– la Chiocciola
– la Lucciola

Ricorda questo secondo enigma:

“Nel buio puoi stare al sicuro,
ma è alla luce che capti
i colori e le onde dell’amore”.

• il terzo sarà il regno dei frutti
si presenteranno:
– il Carciofo
– il Limone
– la Fragola

Fai attenzione al terzo enigma:

“La bontà sta racchiusa
dentro un cuore
che a terra ha fatto cadere
lacrime aspre di dolore”.

Nardea, stai attenta!
Di tre, uno solo sarà il sapiente. Se sbagli, verrai fatta prigioniera.
Altre api, prima di te, sono partite, ma non hanno più fatto ritorno. Rifletti bene, giovane ape coraggiosa, prima di scegliere: buona fortuna!”.

continuerà...

In giro per l’alveare

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Nardea - L'avventura della libertà
Capitolo 2

Le urla di Zanzi risuonavano per tutto il reparto speciale. A Nardea il cuore batteva forte. Quante volte aveva sognato quel momento ed ora, che il sogno si stava avverando, sentiva tanta paura. La giovane ape era decisa a portare a termine la sua impresa. Udì degli strani suoni provenire da dietro una delle pareti del lungo corridoio; Nardea si alzò sulle punte delle piccole zampe e guardò da una piccola fessura.

Nardea vide, per la prima volta, un’infinità di api gialle al lavoro: c’erano api che depositavano il polline e il nettare in piccole celle, altre lo lavoravano freneticamente, altre ancora lo trasformavano in miele e, infine, altre che lo trasportavano in appositi contenitori. La giovane ape era meravigliata dal ritmo frenetico con cui le api lavoravano.

Nardea rimase nascosta ad osservare attentamente ogni passaggio. Qualcosa, ad un certo punto, la colpì profondamente. Notò che tutte le api avevano una profonda tristezza stampata sul viso e occhi spenti e, alzando lo sguardo al soffitto della grande sala, lesse questa iscrizione a caratteri cubitali:

“Sala delle api operaie: il lavoro nobilita le api.”

Nardea cominciò a riflettere su quella scritta e concluse:

“Nella misura in cui non le rende schiave”.

Nardea era convinta che il lavoro è sì un grande dono, ma nella misura in cui permette di realizzarsi ed esprimersi in dignità e riempie il cuore di gioia e serenità.

La giovane ape era persa in questi pensieri, quando udì un forte ronzio. Si staccò dalla fessura e volò via velocemente, verso la fine del lungo corridoio. Svoltò a destra e si trovò in un altro corridoio silenzioso e buio.

Il cuore le batteva forte, ma era felice di ciò che stava scoprendo.

Nardea vide un’altra fessura. Si avvicinò e sbirciò dentro. La luce non era molta, tuttavia le permetteva di scorgere all’interno, tutte allineate, tante culle con dentro piccolissime larve bianche.

Le api infermiere andavano e venivano in assoluto silenzio. Guardò ancora il soffitto e lesse la scritta:

“Incubatrice: qui inizia la vita”.

Nardea si soffermò a lungo a contemplare le piccole culle e alla fine esclamò: “Quando si nasce si è tutte uguali, ma un istante dopo si è già diverse. Chi riceve sulle spalle un mantello e chi un fardello; solo chi riesce a non identificarsi in ciò che porta esternamente e combatte in tutti i modi per essere se stessa fa della vita una danza di gioia.”

L’attenzione di Nardea fu catturata da uno spiraglio di luce in fondo al corridoio e si avviò in quella direzione. La luce proveniva da una grande porta, attraverso la quale alcune api prendevano la rincorsa e sparivano nel vuoto, mentre altre rientravano con dei cesti colmi di polline e nettare.

“Dove andranno quelle api? – pensò Nardea – Cosa c’è oltre quella porta?”.

La giovane ape non capiva quel via vai di api. In quel momento, si sentì afferrare in malo modo per le zampette.

Due api ispettrici le urlarono: “Ape indisciplinata, ti insegniamo noi a non rispettare le regole dell’alveare. Non sai che non è permesso ad un’ape nera uscire dal reparto speciale? Le api nere devono solo obbedire; non possono decidere quando e dove andare, tanto meno desiderare di essere come le api gialle. Le api nere sono solo un peso in più per l’alveare”.

Nardea si sentì ferita dalle tremende e cattive parole delle api ispettrici. Lei si sentiva un’ape per nulla diversa da quelle api gialle altere, arroganti e cattive che la stavano sgridando.

Le api ispettrici condussero la piccola ribelle davanti ad una splendida porta ricoperta di polline color oro. Tre api sentinelle facevano la guardia.

Le api ispettrici consegnarono, in malo modo, Nardea alle sentinelle e scomparvero dietro la porta.

La giovane ape si sentiva umiliata, ma non sconfitta. Ora, attendeva di conoscere cosa c’era oltre quella porta così importante.

continuerà...