Il Vangelo visto da un cieco

Ogni genere di teatro può interrogarci sul senso ultimo della vita. Quando si parla di “teatro sacro” si tratta non solo di porre domande, ma di dare risposte e proporre testimoni.

Il testo scritto da Giampiero Pizzol è ambientato nell’anticamera del Sinedrio. Durante la Pasqua, a Gerusalemme, si incontrano in attesa di testimoniare al processo di Gesù, un uomo con un bastone e un paio di occhiali scuri e una donna con un secchio d’ acqua al collo: sono il cieco nato di Gerico e la Samaritana di Sichar. L’esaltazione scanzonata del cieco, entusiasta di poter ora guardare il mondo contagia lo spettacolo di infantile allegria.

Vista con gli occhi di un cieco risanato l’umanità mostra tutto il suo lato più luminoso.Infatti l’allegria del cieco porta in tutto il testo una vena di comicità irrefrenabile.

E’ un Vangelo popolare in cui le storie si intrecciano tra il reale e il possibile, una trama di fatti e parole che fa ridere e piangere, diverte e commuove.

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