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Antioco di san Saba – Omelie

 15,00  12,75

ISBN 978-88-8424-370-6

A cura di: Antonio Caiazza

Pagine: 496

Descrizione

Antioco della Laura di San Saba è un monaco greco bizantino vissuto tra il VI e il VII secolo d. C. nel deserto di Gerusalemme. La sua opera ci offre uno spaccato spirituale e culturale del monachesimo orientale fedele ancora all’ortodossia romana prima della divisione tra ortodossi e latini. E’ l’unico a darci testimonianza diretta della presa di Gerusalemme da parte del re persiano Cosroe nel 614 e della distruzione anche del suo monastero. Si tratta della prima traduzione in italiano dall’originale greco dell’intero “corpus” con note di ordine culturale, spirituale ma anche filologiche ad opera del prof. Antonio Caiazza dell’Università di Napoli Federico II.

Informazioni aggiuntive

Peso 510 g
Dimensioni 13.5 × 21 cm

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  1. Recensione di VINCENZO GUARRACINO

    Nella collana “Padri dei Primi Secoli” delle Edizioni Mimet-Docete è da poco uscito il volume 5, ossia la prima traduzione italiana completa di un testo straordinario del monachesimo orientale, le Omelie di Antioco di San Saba, ad opera di un filologo di vaglia, il prof. Antonio Caiazza dell’Università di Napoli Federico II, non nuovo a imprese di arduo spessore tematico e formale (dalle opere latine di Giordano Bruno e Leibniz, a Plutarco ed Eschilo).
    Monaco e teologo greco bizantino, venerato come santo dalla Chiesa, sia cattolica che ortodossa, alla data del 22 gennaio, Antioco, originario di Medosaga, presso Ankara, visse tra il VI e il VII secolo d. C. ritirandosi in una “laura” (ossia, un monastero) non lontano da Betlemme, nel deserto di Gerusalemme, dove morì intorno al 630. Oltre che per la sua opera, che comprende anche un’antologia di citazioni bibliche e patristiche (Pandette delle Sacre Scritture) e che ci offre uno spaccato spirituale e culturale del monachesimo orientale fedele ancora alla Chiesa romana prima della divisione tra ortodossi e latini, il Nostro è importante anche perché è l’unico a darci testimonianza diretta del saccheggio e della presa di Gerusalemme, nel 614, da parte del re persiano Cosroe, con la distruzione parziale del Santo Sepolcro e la perdita della reliquia della Croce, oltre che della distruzione anche del suo monastero.
    Prima traduzione in italiano dall’originale greco dell’intero “corpus”, corredata da un imponente apparato di note di ordine culturale, spirituale ma anche filologico, oltre che di un puntuale ed esaustivo indice di loci biblici e scritturali, le 130 Omelie, qui presentate in questo libro, grondano di sapienza scritturale e mistica affrontando temi di vario ordine e sostanza, sempre comunque rapportandoli alla Parola e all’Amore di Dio (“niente incendia e sollecita il cuore all’amore per Dio come la teologia”, Om.128) e alla Fede (“principio della chiamata di Dio”” e “pietra del tempio”, di cui si parla proprio nella prima Omelia), invitando il cristiano ad elevarsi dalle pene del mondo materiale (“le lacrime sono come miele che addolcisce il cuore, perché Dio ve le semina”, Om.128). Si tratta di temi che riguardano non solo le virtù teologali, fondamentali per il cristiano (la fede, la speranza, la carità), ma i comportamenti tutti e i costumi, le abitudini degli uomini nelle più diverse situazioni e condizioni: virtù come la verginità (Om.21), la castità (Om.20), l’obbedienza (Om.39), l’umiltà (Om.70), la pazienza (Om.78), la povertà (Om.89); ma anche inviti alla temperanza, al digiuno e al silenzio, ad astenersi dall’ozio e dalla pigrizia, al culto della verità e del pudore, alla condivisione del dolore altrui e alla preghiera e perfino temi apparentemente curiosi e marginali come “i sogni” (“immagini di una mente errante e fantasie, illusioni e scherzi dei cattivi demoni per ingannarci e farci tenere dietro a seduzioni e trascinare l’uomo al piacere”, Om.84).

    Se, come sappiamo, nelle tradizioni cattolica e ortodossa i criteri per definire un “padre della Chiesa” sono l’ortodossia della dottrina, la santità di vita, l’approvazione della gerarchia, l’antichità (l’ultimo padre della Chiesa d’Oriente, Giovanni Damasceno è dell’VIII secolo; mentre l’ultimo padre di quella d’Occidente è il grande Gregorio Magno del VI secolo), ebbene, per tutte queste prerogative, Antioco di San Saba ci appare ben meritevole di questo titolo e quest’opera mirabile degna di lettura e meditazione da parte di ogni fedele.

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