Ricerca nel sito
  
  Ricerca avanzata


 
   
PAPA PIUS XII
PIO XII, IL PAPA DEGLI EBREI
A cinquant’anni dalla morte di Pio XII, il grande Papa della seconda guerra mondiale, l’uomo che fece di tutto per salvare il popolo ebraico dall’eccidio nazista, continuano le polemiche condotte soprattutto da anticlericali, che vorrebbero scaricare sul Papa la colpa della deportazione di milioni di Ebrei sterminati nei lager nazisti, alimentando “la leggenda nera” sorta intorno alla sua nobile figura. “Contrariamente a quanto scritto da John Cornwell secondo cui Pio XII fu il papa di Hitler, io credo che papa Pacelli fu il più grande sostenitore degli ebrei”. Con queste parole si conclude un lungo articolo scritto dal Rabbino David Dalin sulla prestigiosa rivista statunitense “The Weekly Standard”.


Ma quella di Dalin non è che l’ultima delle centinaia di testimonianze di affetto, stima, apprezzamento e gratitudine provenienti dal popolo ebraico in favore di papa Pacelli. Gli esponenti delle maggiori associazioni ebraiche mondiali e centinaia di ebrei scampati ai campi di sterminio hanno scritto parole di encomio per l’opera di assistenza di Pio XII. E chi meglio degli stessi interessati può dirci la verità su come sono andati realmente i fatti?
Ad ogni modo andiamo con ordine e capiamo come è nata “la leggenda nera del Papa di Hitler”. “Tutto è cominciato con l’opera teatrale scritta da Rolf Hochhuth, rappresentata per la prima volta nel 1963 in Germania con il titolo der Stellvertreter, in italiano Il Vicario (Rolf HOCHHUTH, Der Stellvertreter, Hamburg 1963; traduzione italiana Il Vicario, Feltrinelli Milano 1979). Quando il dramma fu pubblicato in forma di libro, Hochhuth aggiunse una lunga appendice dove cercò di giustificare il valore del suo dramma come frutto di lunghe ricerche storiche. Tuttavia chi legge attentamente questa appendice può facilmente constatare che Hochhuth aveva invece dato via libera alla sua fantasia. Le sue affermazioni secondo cui Pio XII era un codardo, un pro-nazista che si interessava dei propri presunti investimenti in Germania, non sono altro che gravissime calunnie.
Il culmine delle polemiche contro Pio XII è però raggiunto con il volume di John Cornwell Hitler’s Pope, tradotto come Il Papa di Hitler. Pio XII avrebbe coltivato pregiudizi favorevoli al nazionalsocialismo, perché di animo genuinamente reazionario e perché influenzato dalle tendenze più conservatrici dello spirito tedesco assimilate quando nel primo dopoguerra era stato nunzio apostolico a Monaco di Baviera e a Berlino. A cinquant’anni dalla morte di Papa Pacelli la leggenda nera del «Papa di Hitler» è ancora viva sulle pagine dei giornali. Riguardo, poi, al presunto “silenzio” di Pio XII, non si può far finta di dimenticare che il Papa alzò la voce più di una volta.

Ne dà prova il famoso Radiomessaggio natalizio del 1942, con il quale Pio XII denunciò il genocidio in atto nei confronti di milioni di vittime, che senza colpa, ma solo “per ragioni di nazionalità e di stirpe [chiarissimo il riferimento agli Ebrei] sono destinate alla morte o ad un progressivo deterioramento”. Nè si può dimenticare che fu proprio il cardinale Pacelli, futuro Pio XII, a ispirare, se non a scrivere, già nel 1937, la famosa enciclica di Pio XI “Mit brennender Sorge” (Con ardente preoccupazione) nella quale si condannava esplicitamente il razzismo nazista. Passi di quella Enciclica furono letti in tutte le Chiese Cattoliche del Terzo Reich e il Fuhrer, che si sentì colpito, ne proibì la diffusione in Germania. Se Pio XII non scomunicò Hitler e non fece gesti clamorosi di condanna nei suoi riguardi, ciò fu motivato da autentica saggezza e prudenza: egli infatti ben sapeva che atti di quel genere non avrebbero procurato alcun bene, piuttosto avrebbero aggravato la situazione sia degli ebrei sia dei cattolici, già duramente perseguitati. È dal 1963 che sono stati accesi i riflettori su Pio XII alla ricerca delle prove della sua colpevolezza e non è venuto fuori niente.

Anzi, gli studi hanno portato alla luce una documentazione molto copiosa che attesta come la sua Chiesa diede agli ebrei un aiuto fondamentale. L’ex console israeliano a Milano, Pinchas Lapide, calcolò che il Papa avrebbe contribuito a salvare da morte certa da 700 mila a 860 mila israeliti: una cifra impressionante, anche se fosse vera solo per un terzo. L’opera di assistenza di Papa Pacelli era così nota che nel 1955, quando l’Italia celebrò il decimo anniversario della Liberazione, l’Unione delle Comunità Israelitiche proclamò il 17 aprile “Giorno della gratitudine” per ricordare l’assistenza fornita dal Papa durante il periodo della guerra. Molti esponenti, e tra i più autorevoli del mondo ebraico, hanno riconosciuto a papa Pio XII innumerevoli meriti in difesa degli ebrei nella dolorosa vicenda dell’Olocausto, a cominciare dall’allora Ministro degli Esteri di Israele Golda Meir che, in occasione della morte di Pio XII, avvenuta nel 1958, inviò alla Santa Sede un messaggio di cordoglio nel quale si poteva leggere: “Durante il decennio del terrore nazista, il nostro popolo ha subito un martirio terribile. La voce del Papa si è alzata per condannare i persecutori e per invocare pietà per le vittime”.


Nell’immediato dopoguerra, Nahum Goldmann, presidente del Congresso Mondiale Ebraico, autorità riconosciuta nel mondo di Israele, ha scritto: “Con particolare gratitudine ricordiamo tutto ciò che egli [Pio XII] ha fatto per gli ebrei perseguitati durante uno dei periodi più bui della loro storia”. Luciano Tas, già direttore di Shalom e noto rappresentante della comunità ebraica romana, ha scritto: “Se la percentuale di ebrei deportati non è in Italia cosi alta come in altri Paesi, ciò è senza dubbio dovuto all’aiuto attivo portato loro dalla popolazione italiana e dalle singole istituzioni cattoliche... Centinaia di conventi, dopo l’ordine in tal senso impartito dal Vaticano [dunque da Pio XII] accolsero gli ebrei, migliaia di preti li aiutarono, altri prelati organizzarono una rete clandestina per la distribuzione di documenti falsi”. Il famoso scienziato Albert Einstein, fuggito dalla Germania negli USA, scrisse su Time Magazine del 23 dicembre 1940: “Soltanto la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler mirante a sopprimere la verità. Non avevo mai avuto un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento per essa un grande amore ed ammirazione, perché soltanto la Chiesa ha avuto il coraggio e la perseveranza di difendere la libertà intellettuale e la libertà morale”.
Giuseppe Nathan, Commissario dell’Unione delle Comunità Israelitiche italiane, dichiara: “Per primo rivolgiamo un riverente omaggio di riconoscenza al Sommo Pontefice [cioè a Pio XII], ai religiosi e alle religiose, che, attuando le direttive de! Santo Padre, non hanno veduto nei perseguitati che dei fratelli, e con slancio e abnegazione hanno prestato la loro opera intelligente e fattiva per soccorrerci, non curanti dei gravissimi pericoli ai quali si esponevano” (L’Osservatore Romano, 8 settembre 1945, p. 2). Isaia Levi, senatore del Regno d’Italia, si salvò dalle discriminazioni delle leggi razziali e dalle persecuzioni nazifasciste grazie alle “Suore di Maria Bambina”, che, su indicazione di Pio XII, lo nascosero in un convento situato nei pressi di Piazza San Pietro.

Alla fine della Guerra, il senatore Levi regalò a Pio XII Villa Levi, attuale sede della Nunziatura della Santa Sede in Italia. (Antonio Gaspari, Gli ebrei salvati da Pio XII, Logos, Roma 2001, p.13)
Per finire, non dimentichiamo Israele Zolli, Gran Rabbino della comunità israelitica di Roma, il quale si convertì al Cristianesimo, anche grazie alla testimonianza eroica di Pio XII, facendosi battezzare col nome di Eugenio, come segno di ringraziamento a papa Eugenio Pacelli per quanto aveva fatto in aiuto degli ebrei.

La conversione suscitò un grande scandalo, tanto è vero che il cardinale Paolo Dezza, ora scomparso, ha testimoniato: “Gli fu fatto il vuoto intorno... Il nome di Zolli fu addirittura cancellato dall’elenco dei rabbini di Roma, il settimanale ebraico uscì listato a lutto. Gli Zolli che vivevano ancora a due passi dalla sinagoga, ricevettero telefonate piene di insulti e dovettero cercarsi una nuova abitazione.

Nell’attesa lo ospitai all’Università Gregoriana di cui ero rettore, mentre la moglie e la figlia trovarono ricovero in un convento di suore”. Concludendo voglio sperare che questo articolo chiarisca le idee a chi ha ancora dubbi sull’innocenza di Pio XII che ha fatto di tutto per salvare il maggior numero di Ebrei dalla furia distruttrice di Hitler. Ed è proprio dal ministro israeliano Herzog che arriva un veto sulla beatificazione di questo grande Papa, affermando che: «Il tentativo di far diventare santo Pio XII è una forma di «sfruttamento dell’oblio» rispetto a quei fatti e testimonia «una assenza di consapevolezza». «Invece di essere coerente con il verso biblico nel quale si afferma “Tu non permetterai che si versi il sangue del vicino” il Papa rimase in silenzio e forse fece anche peggio».